Vitanu o Vutanu: la fontana del Voltano e la vita del paese

Nel piccolo slargo, a gomito fra la via Virgilio e la via Dante, di fianco alla Scalinata del Poggio, era installata una colonnina in ghisa per la distribuzione dell’acqua potabile proveniente dalle sorgenti del Voltano nei lontani monti Sicani.

Inaugurata negli anni Trenta, a cura del Consorzio del Voltano costituito il 7 giugno 1917, e subito denominata, insieme alla stessa zona, Vitanu o Vutanu (corruzione dialettale siciliana di Voltano), assicurò l’erogazione dell’acqua agli abitanti del paese, che era sfornito di una rete idrica.

Vi andavano ad attingere l’acqua le donne con le brocche di creta che, messe sulla testa, trasportavano fino alle loro abitazioni. Col Vitanu della Scalinata, soddisfacevano i bisogni della gente un’altra fontanella situata alla Guardia e due abbeveratoi per gli animali: uno sotto il Calvario e l’altro alla Fiumara. L’abbeveratoio del Calvario fu demolitivo a causa dell’espansione del paese, ma ne fu costruito un altro all’allora inizio dell’abitato, dove è ora la biblioteca comunale; quello della Fiumara è stato recentemente restaurato. Le colonnine sono state rimosse negli anni 70 del ‘900.

Scalinata

L’impianto urbanistico primitivo del paese presenta sul declivio della collina Keli vie parallele degradanti fino alla pianura.

Da qui, per poter raggiungere la sommità del paese, i “mastri muratori” d’allora avevano costruito bretelle gradinate, dette scalinate. Di esse, la più lunga e larga, è la Scalinata del Poggio, detta anche dei Santi e dei Matrimoni, Del Poggio, perché pertinente al quartiere Poggio; dei Santi, perché dalla Chiesa Madre vi scendevano le processioni per poi percorrere le vie dei Santi all’interno del paese; dei Matrimoni, perché dopo la liturgia nuziale in chiesa, il corteo sposalizio faceva i gradini, spesso insicuri,  fino alla base, la curva Sant’Angelo, da cui proseguiva per raggiungere la sala dell’intrattenimento.

Per tali avvenimenti, la Scalinata era per inveterata consuetudine percorso obbligato. La Scalinata, con le piccole case e cortili che vi si affacciano, ha un malia particolare che infatua al punto da non volersene mai andare per godersi, seduti sui suoi gradini, il sole primaverile e il fresco nelle estati roventi.